LA POLITICA DEI PICCOLI PASSI - RIFLESSIONI SUL 2016 E SUI PROGETTI FUTURI

Ci avviciniamo alla fine del 2016 e, con rammarico, le immagini che ci accompagnano in questi ultimi giorni non sono certo quelle che avremmo desiderato vedere. La corsa folle del camion contro la folla di persone ai mercatini di Natale di Berlino è la triste ripetizione di un copione che troppe volte abbiamo visto quest’anno. La strage di Bruxelles, di Orlando, di Dacca e di Nizza sono ancora sotto i nostri occhi e permane una ferita che non può e non deve essere cancellata. 

Una ferita che riemerge ogni volta che assistiamo impotenti anche alle immagini che provengono da Aleppo dove ogni giorno migliaia di bambini cercano di sopravvivere ad un futuro incerto. Bambini come quelli che, durante i flussi migratori, sono arrivati in Italia non accompagnati nel 2016: ben 22.000 dei quali di 6.500 si è persa completamente la traccia, secondo i dati UNICEF. Giovani vite innocenti che circolano silenziose e invisibili nelle nostre città, che passano spesso inosservate ai più e che rischiano di cadere vittima della criminalità organizzata. 

Questi avvenimenti hanno portato ad un forte disorientamento nella società civile. A tutto ciò, come se non bastasse, purtroppo, si sono aggiunte anche forti turbolenze politiche tanto nel nostro continente quanto oltreoceano. Il vento di tensione e insoddisfazione ha cominciato a soffiare sull’Europa a partire dal referendum sulle sanzioni alla Russia, in Olanda, ad aprile, si è trasformato nel terremoto della Brexit a giugno ed è arrivato in Italia, manifestandosi nella campagna sul referendum costituzionale e nel voto di dicembre. Contemporaneamente, sul piano internazionale, il 2016 ha registrato il colpo di Stato in Turchia e il voto, negli Stati Uniti, con l’inaspettata vittoria di Donald Trump. Se a tutto questo aggiungiamo la campagna elettorale in corso per le elezioni politiche in Germania e per quelle presidenziali in Francia il quadro a noi più vicino si fa più complesso. 

Sugli avvenimenti politici sopra menzionati si sono spesi fiumi di parole. Come ho avuto modo di evidenziare in altre occasioni, cercare di leggere queste dinamiche sotto il semplice e facile marchio dell’anti-politica e del populismo porterebbe ad una lettura parziale. Personalmente, credo che uno adeguato approfondimento delle dinamiche sociali, esacerbate dalla crisi finanziaria, che sottendono queste forme di espressione popolare, possa costituire la precondizione per cogliere le radici più profonde di questo voto anti-sistema.  

Non dobbiamo dimenticare infatti che, dietro al voto sulla Brexit, si cela la sofferenza della classe media inglese, sempre più impoverita dalle misure di austerità e dell’indebolimento del proprio stato sociale. Non dobbiamo sottovalutare che dietro al logoramento della campagna elettorale in Italia c’è la delusione di una generazione che fatica a vedere certezze nel proprio futuro. Non dobbiamo dimenticare che dietro al malcontento diffuso in Francia c’è l’insofferenza di generazioni di ragazzi e ragazze che vivono lo scontento intergenerazionale.  

Durante un incontro a Brescia tenutosi lo scorso 2 dicembre, sul tema dell’Europa Sociale, mi sono trovato a presentare un bilancio della situazione europea e a discutere con diversi ragazzi di queste problematiche. Ne è emerso che, nonostante la consapevolezza delle difficoltà, c’è ancora tantissima voglia di spendere le proprie energie per discutere e avanzare proposte per affrontare le difficoltà derivanti dalla crisi occupazionale. Durante il dibattito e con le domande in molti hanno voluto evidenziare l’importanza di fornire risposte concrete, precise e mirate. In molti hanno dimostrato il proprio malcontento per la retorica della risposta immediata e semplificata, alla quale contrappongono la necessità di una strategia complessiva ma con i piedi per terra. Io concordo pienamente con questi punti! 

Più volte ho ribadito l’importanza della politica che riconosce la situazione reale, spiega i passi che possono essere compiuti e coerentemente li persegue. Come Parlamentare Europeo il mio impegno prioritario consiste nel cercare di indirizzare politicamente e tradurre in risultati concreti le richieste che provengono da cittadini singoli e collettivi. Come membro della Commissione Cultura, ho cercato di focalizzare l’attenzione mia e dei miei colleghi sul problema dell’occupazione, soprattutto giovanile, e delle condizioni per affrontarle.  

Con grande soddisfazione a dicembre, proprio alla fine di questo tribolato 2016, il Parlamento ha approvato, con ampia e forte maggioranza, la relazione che, assieme al collega Christian Ehler, della Commissione Industria, abbiamo presentato per una politica coerente sulle Industrie Culturali e Creative (ICC). Si tratta di una relazione di iniziativa il cui principale obiettivo è quello di far prendere coscienza del ruolo fondamentale che le ICC possono assumere nel processo di reindustrializzazione dell’Europa. Le ICC sono infatti un settore che è strumento di coesione sociale, occupazione giovanile (il 19,1 % del totale degli occupati nelle ICC hanno un’età compresa tra i 15 e i 29 anni contro il 18,6 % nel resto dell'economia) e crescita. Un settore che crea posti di lavoro difficilmente de-localizzabili, un settore che valorizza la cultura, l’arte, la creatività e la bellezza e che rappresenta il vero volto dell’Europa nel mondo. Un programma di lavoro sul quale significativamente la commissaria al Mercato Interno, Industria, Imprenditorialità e PMI, Elzbieta Bienkowska, ha espresso esplicito sostegno e condivisione nel corso della discussione in plenaria.  

Con l’approssimarsi delle vacanze natalizie, il mio augurio a voi e a tutte le vostre famiglie è di trascorrere felicemente i prossimi giorni. La famiglia è la realtà imprescindibilmente umana da vivere e a cui dedicare il massimo del tempo possibile.  

L’attività parlamentare riprenderà a gennaio e sarò grato di ascoltare e incontrare tutti coloro che vorranno dare il proprio apporto positivo nel tortuoso percorso che si annuncia nei prossimi mesi.