Sull'esposizione bancaria verso il debito sovrano

Il 28 febbraio, nella Commissione per gli Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo, si è avuto il primo scambio di opinioni sulla proposta di Regolamento del Parlamento e del Consiglio sui requisiti di capitale, presentata dalla Commissione europea. Qui sotto il testo del mio intervento in Commissione.

Nel testo della Commissione Europea, ora all’esame della Commissione parlamentare per gli affari economici (ECON), all’art. 507, si propone di dare ampio mandato all’Autorità bancaria europea (EBA) di monitorare e produrre un rapporto in merito alle esenzioni indicate agli artt. 390 e 400. Tra queste, quelle relative all’esposizione bancaria sui debiti sovrani: non si tratta di una semplice ipotesi di scuola.

Come noto, il tema del trattamento prudenziale dei debiti sovrani è in discussione nei consessi competenti, tra cui il Comitato di Basilea, l’organizzazione internazionale per la cooperazione sulla supervisione bancaria. Al momento non si è raggiunto un accordo sul tema. Invero, anche il Consiglio ha deciso di attendere il risultato del dibattito all’interno del Comitato di Basilea prima di valutare passi successivi. Ancora, nei rapporti sull’Unione Bancaria del 2015 e del 2016, non vi sono riferimenti in merito, proprio in attesa dell’opinione del Comitato di Basilea.

L’apertura della Commissione UE, quindi, a un possibile trattamento prudenziale del debito sovrano, per come delineata nella sua proposta, può creare uno svantaggio competitivo per il settore bancario europeo. È pertanto prematuro avviare il dibattito sulla questione nella Commissione ECON, in considerazione del fatto che il mercato sconterà già ora l’apertura della Commissione Europea. Di conseguenza, qualora l’articolato fosse mantenuto nel testo finale, ciò potrebbe, a sua volta, determinare ulteriori difficoltà per il settore bancario dell’UE. Questa preoccupazione, non a caso, è ribadita dal Parlamento europeo nella propria risoluzione sulla finalizzazione di Basilea 3, dove si evidenzia che l’obiettivo della revisione del regolamento e della direttiva sui requisiti di capitale (CRR e CRD) è la promozione di un “campo da gioco equo” a livello globale, mitigando, non esacerbando, le differenze tra giurisdizioni e modelli bancari.

L’ultima evenienza, peraltro, è tanto più probabile in mancanza di uno strumento denominato in euro, considerato a rischio zero, emesso a livello europeo. Esplicitamente, in mancanza di Eurobond che permettano la condivisione del rischio.

Ritengo opportuno, quindi, che si attenda l’evoluzione del quadro regolamentare internazionale prima che si affronti la questione a livello di Parlamento europeo.

 

Link utili:

Il testo della proposta di Regolamento 

Domande frequenti sulla normativa sui requisiti di capitale e sulla risoluzione bancaria (in inglese)