La famiglia al centro delle politiche europee Riscoprire la centralità dei valori familiari per un nuovo modello social europeo

10 GIUGNO 2017 La famiglia è la cellula fondamentale della società. Come ha ricordato papa Francesco, essa è il lievito che fa crescere un mondo più umano, più fraterno, dove nessuno viene abbandonato e lasciato indietro. Tutelare la famiglia, il suo sviluppo, e proteggerla dalle difficoltà che incontra, è un compito cui dobbiamo adempiere nella quotidianità e che, come mondo politico, dobbiamo mettere al centro della nostra agenda, come priorità non più rimandabile.

Da troppo tempo la politica si è allontanata dalle famiglie e il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: aumento della povertà infantile, alto tasso di abbandono scolastico, calo costante della natalità e invecchiamento demografico. Diverse sono le cause di questo fenomeno. In primis, la diminuzione di alcuni investimenti strategici, come il sostegno alle giovani coppie, che vogliono avere un figlio e iniziare un mutuo, le agevolazioni le scuole dell’infanzia e gli aiuti alle famiglie numerose.

Vi sono poi i fattori indiretti, che incidono altrettanto negativamente, e che si legano alle politiche del lavoro. Sotto questo punto di vista, il permanere di un divario retributivo tra donne e uomini ancora troppo alto, la disparità di trattamento contrattuale e pensionistico e il differente utilizzo del congedo parentale tra madri e padri, la divergenza nella qualità e nella stabilità dell’impiego, sono fattori che incidono, e non poco, sulla vita familiare. Infine, l’orario lavorativo, che costringe spesso uno dei genitori o entrambi a lavorare anche la domenica, è l’ennesimo campanello d’allarme che ci dovrebbe portare a pensare ad un piano complessivo per le politiche familiari.

Come noto, la competenza in materia di politiche familiari è strettamente nazionale, e, sotto questo versante, il governo Gentiloni sta operando nella giusta direzione, con l’introduzione, ad esempio, del premio nascite e del bonus nido. Ciononostante, è importante che a livello europeo si riconosca l’importanza della questione e si agisca nel limiti del possibile. A tale proposito, come membro della Commissione Cultura ed Educazione e dell’inter-gruppo per la Famiglia, spingo e sollecito da tempo affinché le politiche familiari non vengano messe da parte nella legislazione europea.

Per questo ho accolto con approvazione la proposta della Commissione Europea di una direttiva sul bilanciamento tra vita lavorativa e privata, che va nella direzione indicata dal parlamento nella risoluzione del settembre 2016. In particolare, tale direttiva propone una serie di azioni legislative che stabiliscono una serie di standard minimi nuovi o più elevati per il congedo di paternità, il congedo parentale e il congedo per i prestatori di assistenza, con l’obiettivo di indurre anche gli uomini ad accettare un periodo di congedo parentale. Inoltre la stessa prevede, per la prima volta, il diritto, per i genitori di bambini fino a 12 anni di età, di chiedere modalità di lavoro flessibili, sia per quanto riguarda l’orario sia il luogo del lavoro.

Si tratta ovviamente di misure piccole rispetto alla necessità di un’azione complessiva sulle politiche familiari. Non sfugge inoltre una certa resistenza da parte della Commissione nell’utilizzo del termine “famiglia” che è stato tolto dal titolo ma rientra nel testo della direttiva – aspetto sul quale ho spinto molto perché si facesse esplicito uso del termine “famigliare”, accanto a vita lavorativa e privata.

Ciononostante, la proposta della Commissione, anche considerandone i limiti in termini di competenze, è di valore estremamente importante. Si tratta infatti della prima proposta legislativa nell’ambito del piano sul nuovo Pilastro Europeo dei Diritti Sociali. Partire dalla famiglia per ricostruire un nuovo modello di società a livello europeo è di un primo piccolo passo, ma significativo, nella direzione giusta.