Brexit Perchè la proposta della premier Theresa May sui diritti dei cittadini non convince

27 GIUGNO 2017

Ieri la premier britannica Theresa May ha pubblicato i dettagli delle proposte sui diritti dei cittadini UE che vivono in Gran Bretagna. Il documento si compone di 15 pagine ed è stato presentato alla Camera dei Comuni. Esso prevede:

1. I cittadini da più di 5 anni nel Regno Unito potranno chiedere uno “stato giuridico definito”, parificando così i propri diritti a quelli dei cittadini britannici. Coloro che hanno intenzione di acquisire questo status avranno 2 anni di tempo dall’inizio dei negoziati. Questi inoltre avranno il diritto di portare con sé i propri familiari.

2. Coloro che risiedono da meno di 5 anni avranno invece un permesso speciale in attesa di raggiungere i cinque anni.

3. Chi arriverà dopo la data di inizio dei negoziati dovrà attenersi alle nuove regole.

4. Per gli studenti UE che andranno nel Regno Unito entro l’anno accademico 2018/19 saranno garantititi i diritti attuali. Successivamente, si dovranno attenere alle nuove regole.

5. Il documento chiede all'UE, nel caso fosse d'accordo, di adottare uguali misure nei confronti dei cittadini inglesi

Come S&D, abbiamo espresso le nostre riserve su queste proposte. La prima riguarda la scelta della data “spartiacque”, ossia l’inizio dei negoziati. In questo modo, il Regno Unito viene meno agli impegni che ha in quanto stato membro dell’Unione, fino al termine dei negoziati (marzo 2019). Non solo, il rischio è che si creino due classi di cittadini UE nel Regno Unito, quelli di serie A e quelli di Serie B. Perché qualcuno che è arrivato il 30 di marzo 2017 dovrebbe essere trattato diversamente di chi è arrivato un giorno prima? Questo sarebbe semplicemente non accettabile.

Altri dubbi riguardano come questi diritti dei cittadini UE nel Regno Unito saranno garantiti nel lungo termine e sulla base del principio di reciprocità. Come facciamo ad essere sicuri che tra 10 o 20 anni il Regno Unito si faccia carico di garantire le tutele promesse ai cittadini UE?

Infine, vi sono altre questioni che nel documento rimangono ancora aperte e necessitano chiarimenti ulteriori: ad esempio, le riunificazioni famigliari, le spese amministrative per la richiesta di stato giuridico e i diritti dei lavoratori di frontiera sono.

Per queste ragioni, come S&D, chiediamo che sia fatta chiarezza sulle intenzioni del Regno Unito e ribadiamo la priorità assoluta di garantire pieni diritti e tutele per tutti i 3 milioni di cittadini UE, di cui ben 600.000 italiani, in Gran Bretagna.