Completamento dell'Unione bancaria - Timida proposta della Commissione

11 ottobre 2017

La Comunicazione sul completamento dell'Unione bancaria presentata oggi dalla Commissione Europea, a cui faranno seguito iniziative legislative puntuali da valutare adeguatamente, appare come un timido approccio al tema, al di là di alcuni punti positivi, come la proposta di utilizzare il Meccanismo Europeo di Stabilità (e la sua successiva evoluzione in un Fondo Monetario Europeo sotto il pieno controllo del Parlamento europeo) come sostegno fiscale (c.d. "fiscal backstop") per il Fondo Unico di Risoluzione bancaria.

Pare, per esempio, quantomeno ardita l'idea di accelerare lo "smaltimento" dei crediti deteriorati, senza considerare i risultati già raggiunti negli ultimi mesi, né le conseguenze che queste misure avrebbero sulla ripresa che si sta rafforzando, come confermato da OCSE e FMI in questi ultimi giorni.

La Commissione afferma che "la crescita debole in alcuni Stati Membri è causata dagli elevati livelli di NPL (Non Performing Loans, prestiti non performanti)", quando invece proprio un percorso più graduale e concertato, attento alle peculiarità delle economie nazionali, permetterebbe un recupero sui crediti deteriorati proprio attraverso il rafforzamento della ripresa.

Preoccupa, inoltre, il cambio di rotta dell'Esecutivo europeo sul terzo pilastro dell’Unione Bancaria, l'assicurazione europea sui depositi (c.d. "EDIS").

Il Presidente Juncker, durante il Discorso sullo Stato dell'Unione a Strasburgo il mese scorso, ha affermato che "riduzione del rischio e condivisione del rischio devono procedere mano nella mano", in parallelo. Mi sembra che oggi l'approccio al rischio sia però divergente. Senza una vera integrazione sull'assicurazione sui depositi verrebbe messa a rischio l'Unione Bancaria, mantenendo l'Unione Economica e Monetaria strutturalmente incompleta, e indebolendo quindi le basi della ripresa economica, occupazionale, e la fiducia nel progetto europeo nel suo complesso.