Proclamato il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali Un passo importante per un'Europa più giusta ed equa

Venerdì 17 Novembre il Consiglio dell’UE, il Parlamento e la Commissione hanno ufficialmente firmato la Proclamazione inter-istituzionale sul Pilastro Europeo dei Diritti Sociali. Due anni dopo il lancio dell’idea da parte del Presidente della Commissione Jean-Claude-Juncker durante la sua relazione sullo Stato dell’Unione e sei mesi dopo la pubblicazione da parte della Commissione Europea delle sue Raccomandazioni sul progetto, il Pilastro Sociale compie oggi il suo primo passo concreto. La firma arriva dopo che i ministri degli affari occupazionali e sociali dei 27 Paesi membri dell’Unione hanno trovato un accordo durante l’incontro del 23 Ottobre a Lussemburgo. Si tratta di un passaggio molto importante, col quale, dopo un lungo periodo, l’Unione Europea colloca i diritti sociali al centro della propria agenda.

Il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali era stato ipotizzato nel 2015, con l’esplicito obiettivo di realizzare nell’Unione Europea la cosiddetta “tripla A” sociale, favorendo una convergenza degli standard all’interno della Zona Euro, da estendersi poi, progressivamente, a tutta l’Unione. In particolare, nel marzo 2016 la Commissione aveva individuato venti aree di intervento, suddivise in tre macro-settori: uguali opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione ed inclusione sociale. Tra le aree individuate dalla Commissione alcune facevano già parte delle competenze dell’Unione Europea, come i diritti di “uguali opportunità”, “parità di genere” e “salute”, mentre altre, come il diritto al “reddito minimo”, al “salario minimo” e ad “un’abitazione dignitosa”, erano nuove. L’idea alla base del Pilastro era quella di creare un quadro di riferimento con indicatori specifici al fine di favorire la convergenza sociale tra gli Stati membri dell’Unione soprattutto laddove l’Unione Economica e Monetaria aveva creato esternalità negative. In sintesi, l’intento politico era di recuperare finalmente la dimensione sociale.

Per questo, dopo una consultazione pubblica in tutta l’UE, che ha coinvolto attori istituzionali, parti sociali, forze politiche e società civile, la Commissione ha raccolto le diverse prospettive e i suggerimenti emersi e ha steso una proposta di accordo inter-istituzionale, avviando anche le prime iniziative ad aprile di quest’anno. Tra le più rilevanti e già in corso di attuazione: la creazione di un’Autorità Europea del Lavoro, la revisione della direttiva sul Bilanciamento vita famigliare e lavorativa, la consultazione con le parti sociali per un’azione volta ad affrontare le sfide di accesso alla protezione sociale per tutte le categorie di lavoratori e l’introduzione di un “Social Scoreboard”, ossia di uno strumento per monitorare i trend e le performance sociali degli Stati Membri, nel quadro del Semestre Europeo.

Il punto di partenza dell’intero percorso di implementazione del Pilastro e dei suoi principi sta però nella Proclamazione inter-istituzionale che impegna politicamente le istituzioni firmatarie ad agire nella direzione indicata. Nella storia dell’Unione c’è stato solo un precedente in cui si è utilizzato lo strumento della proclamazione - ossia nel 2000 - la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, la quale sarebbe stata successivamente incorporata nei trattati del 2007 e che oggi svolge un ruolo fondamentale come quadro di riferimento al quale gli Stati Membri devono attenersi quando legiferano. Garantire, quindi, che il testo approvato dalle tre istituzioni europee fosse il più possibile ambizioso era un passaggio importante. Per questo, come gruppo S&D, avevamo chiesto che tutte le venti aree di azione fossero inserite nel testo finale e che le parti contraenti si impegnassero a trasformare questi venti diritti e principi in concrete azioni legislative.

La Proclamazione che è stata firmata risponde abbastanza alle attese. Il Pilastro, ad esempio, dovrà garantire il diritto di uguale trattamento e accesso alle protezioni sociali a tutte le forme di lavoratori, a tutti i lavoratori, a prescindere dalle forme contrattuali; Viene sancito il diritto all’educazione permanente e alla formazione attiva per chi perde il posto di lavoro; Vengono allargate le tutele per la disoccupazione a tutte le forme di impiego. Il Pilastro, inoltre, afferma un diritto ad un salario minimo, un diritto ad uguali opportunità per i bambini e un diritto un’abitazione dignitosa.

Alcuni commentatori criticano il fatto che la Proclamazione non sia un atto legalmente vincolante. Se, da un lato, questo è fondato, non va dimenticato che la Proclamazione non è il punto di arrivo bensì il primo passo, di oggettivo alto valore politico. Come già accennato, firmando la Proclamazione, infatti, gli attori si impegnano politicamente a trasformare i diritti e i principi in misure e strumenti legislativi concreti. La Proclamazione diventa così il quadro di riferimento che non potrà essere ignorato dalle istituzioni europee e dai singoli Stati membri; inoltre questo quadro potrà essere utilizzato come riferimento per tutte le azioni finalizzate a definire misure concrete, via via di più alto valore, nel campo delle politiche sociali.

In conclusione, con la Proclamazione del Pilastro, si è imboccata la direzione giusta, quella di un’Europa che colloca la sua dimensione sociale al centro della propria agenda.