Relazioni sul Quadro Finanziario Pluriennale dopo il 2020 e il Sistema di risorse proprie per l'UE

Con questi due testi, il Parlamento prende posizione sul futuro quadro finanziario (che inquadra la procedura di bilancio a livello UE) e sulla riforma del suo sistema di finanziamento, attraverso vere risorse proprie.

Alla luce delle nuove sfide che l’UE si pone, rispetto alla ricerca e alla mobilità giovanile (in particolare Erasmus+), ma anche sui temi della cultura e dell’istruzione, delle industrie culturali e creative, dei migranti; sui temi sociali, sul completamento dell’Eurozona e dell’Unione Bancaria; o in materia di sicurezza e difesa, e altri nuovi programmi, è necessario un discorso di realtà: servirà, dopo il 2020, un bilancio più ampio in termini assoluti, non solo percentuali, nonostante la Brexit, una più condivisa consapevolezza: i contributi al bilancio europeo non sono una spesa, ma un investimento!

Sicuramente possiamo, insieme, essere più efficaci nella nostra azione e raggiungere economie di scala, fornendo maggiori e migliori “beni pubblici”, di scala europea, e spendendo complessivamente meno (la spesa europea potendo essere minore della somma delle spese nazionali in alcuni settori, poiché si evitano duplicazioni).

Ma è necessario aumentare le dimensioni del bilancio; il che non deve avvenire affidandosi a maggiori contributi degli Stati membri, già vincolati al rispetto delle regole fiscali comuni. Nella discussione sul futuro quadro finanziario, sulle prospettive del bilancio europeo dei prossimi anni, dobbiamo porci tre domande: Vogliamo dare all’Unione mezzi adeguati alle “ambizioni” che ha? Vogliamo decidere che cosa - come Europei - vogliamo fare nel futuro prossimo e meno prossimo?

In parallelo al quadro finanziario, allora, vanno previste nuove risorse proprie, dal chiaro valore aggiunto europeo. In particolare, risorse che possono aiutarci a meglio contrastare l’evasione e l’elusione fiscale. In che modi? Una vera IVA europea; un’aliquota minima per un’imposta europea comune per le imprese, che includa le grandi piattaforme digitali; un’imposta sulle transazioni finanziarie per contrastare la speculazione. Se su alcune o tutte queste risorse non sarà possibile trovare l’accordo unanime, oggi tuttora necessario, di tutti gli Stati membri dell’UE, pur nella ferma volontà del Parlamento di mantenere l’unità del bilancio, perché non procedere con quegli Stati che sono disponibili, riducendone - di conseguenza - i contributi nazionali.

Insomma, è l’ora di scelte e decisioni chiare, nell'interesse dei cittadini europei.

Ecco il mio intervento in aula.