Importazione illegale di beni culturali necessario ed urgente adottare misure efficaci a livello UE

Tutti ricordiamo le terribili immagini di propaganda della distruzione dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan, il saccheggio da parte della milizia di Ansar Dine delle tombe e del mausoleo di Tombouctou e lo scempio perpetrato dallo Stato Islamico che ha demolito il tempio di Baalshamin a Palmyra, in Siria. Ma come purtroppo già successo durante la seconda guerra mondiale e confermato anche da recenti rapporti internazionali, al di là delle immagini di propaganda, obiettivo primario di ogni regime e di queste organizzazioni terroristiche e criminali è di impadronirsi di preziose opere d’arte, sculture, pezzi archeologici, per poi venderli e importarli nell’Unione attraverso il passaggio in paesi terzi.  Da qui la proposta di regolamento presentata nella Commissione CULT del Parlamento europeo, relativo all'importazione di beni culturali, di cui sono relatore ombra per il gruppo S&D. L’Unione Europea ha il dovere di tutelare per quanto possibile, non solo il proprio, ma anche il patrimonio culturale di quei paesi che, meno degli altri, per diversi motivi, non possono permettersi di tutelare i propri interessi e proteggere i propri tesori culturali.

Dati della Commissione Europea indicano il valore delle vendite sul mercato globale di opere d'arte e oggetti di antiquariato durante il 2016  in 56 miliardi di EUR. In questa cifra il mercato europeo rappresenta circa 19 miliardi di euro. La proposta della Commissione Europea, quanto le principali proposte formulate dal relatore del PPE, presenta alcune criticità.

Non è accettabile la proposta della Commissione all’art.4, di differenziare il caso in cui il paese esportatore sia o meno uno stato firmatario della Convenzione UNESCO del 1970 e ancor meno quella del relatore PPE di sopprimere la nozione di “paese di origine” per fare ricorso solo a quella di “paese di esportazione”.

Il riferimento principale della nuova normativa deve essere quello del paese di origine in linea con la Convenzione UNESCO, in modo da coprire anche quei casi in cui il bene culturale proviene fisicamente da un paese dove è stato legalmente acquistato nel passato, ma è divenuto ormai una proprietà soggetta alla legislazione e alla tutela di un altro paese, che, in ultima istanza può essere considerato paese d’origine (es. il caso de La Gioconda - Louvre).

Ma, l’aspetto più delicato è la definizione di bene culturale: “qualsiasi oggetto che sia importante per l'archeologia, la preistoria, la storia, la letteratura, l'arte o la scienza e che appartenga alle categorie elencate nella tabella in allegato e soddisfi la soglia minima ivi indicata”.

La Commissione ha proposto una soglia di età minima di 250 anni “al fine di non ostacolare in misura sproporzionata il commercio di beni attraverso la frontiera esterna dell’Unione”. Motivazione ripresa dal relatore del PPE per sostenere la sua proposta di aumentare la soglia a 500 anni.

Ora, il limite di 250 anni non è mai stato usato prima come soglia cronologica per definire un bene culturale e non rispetta alcuni trattati internazionali come la Convenzione dell'Aia per la protezione della proprietà culturale in caso di conflitto armato di cui all'articolo 1; la Convenzione sui mezzi per vietare e impedire l'importazione illecita, l'esportazione e il trasferimento di proprietà di beni culturali del 1970 nell'articolo 1 e l'UNIDROIT la Convenzione sugli oggetti culturali rubati o esportati illegalmente nell'art. 2.

A livello di convenzioni internazionale, in generale, i riferimenti sono 50, 70 o 100 anni. La Convenzione UNESCO del 1970 dalla quale provengono le categorie di beni culturali, utilizza la soglia dei 100 anni.

Con 250 anni di soglia gli oggetti a partire dalla fine del ‘700, sarebbero esclusi dal campo di applicazione del regolamento, come se beni culturali più recenti, non pochi dei quali prima non presenti (filmati cinematografici, fotografie, francobolli...) non avessero un fiorente mercato!

ll mercato legale dell’arte, non ha motivo di preoccuparsi: chi opera con professionalità, nel rispetto delle regole, ha tutto l’interesse di evitare di entrare in contatto con oggetti dalla provenienza incerta, grazie ad una normativa più rigorosa che eviti anche il flusso di denaro che organizzazioni terroristiche e criminali come Da’esh possono ricavare dal saccheggio di siti archeologici e dalla vendita illegale dei beni trafugati, dotando le autorità doganali dell’Unione di strumenti adeguati.

In sintesi, sul piano politico la priorità della Commissione CULT deve essere quella di garantire la massima protezione del patrimonio culturale, a maggior ragione in questo Anno Europeo del Patrimonio Culturale.

Questo è quello che ho espresso nel meeting di Commissione di Martedì 20 marzo 2018.