Gruppo di Lavoro sulla dignità umana- Riflessioni sul caso di Alfie Evans

Brescia, 12 maggio 2018

Come membri del Gruppo di Lavoro sulla Dignità Umana al Parlamento Europeo abbiamo seguito,
con particolare preoccupazione, il calvario del piccolo Alfie Evans, dal suo ricovero in ospedale alla
sua scomparsa lo scorso sabato. Abbiamo anche assistito alla strenua battaglia dei suoi genitori
per il diritto di decidere in nome del vero “miglior interesse” di Alfie, ovvero che continuasse a
vivere. Nonostante le loro implorazioni venissero respinte, non hanno desistito e hanno
continuato a lottare per la sua vita! Alfie ha superato tutte le previsioni dei suoi medici. I genitori
di Alfie lo hanno voluto salvaguardare fino alla fine. Una fine naturale che non avrebbe dovuto
essere decisa da un giudice, "nel suo miglior interesse", sulla base del presunto o meno
raggiungimento di un certo livello di "qualità della vita".
Questa conclusione, per cui una vita non è degna di essere vissuta o di essere protetta, ha ispirato
le varie fasi del procedimento giudiziario. È il prodotto di una società che dimentica che la vita è
meritevole di protezione in quanto tale, senza alcun requisito artificiosamente prescritto.
Questo pensiero di morte è il risultato diretto della "logica dello scarto", ripetutamente denunciata
da papa Francesco. È il prodotto di una società che ha dimenticato che l'unico maestro della vita
è Dio, dal principio alla sua fine naturale. E in ogni caso, questione delicatissima, questione di
civiltà.
Non a caso, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma che "ogni individuo ha diritto alla
vita" e che "la dignità umana è inviolabile", incondizionatamente e inequivocabilmente. Non
possiamo dimenticare la storia oscura dell’Europa che ha preceduto tali solenni affermazioni.
Questi paradigmi sono oggi la pietra angolare per evitare qualsiasi narrativa che vorrebbe
suggerire il contrario, ovvero che alcune vite non sono degne di essere vissute o meritevoli di
protezione.

In modo similare, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea indentifica che “la dignità
umana è inviolabile. Deve essere rispettata e protetta”. Nel caso di Alfie, non lo è stato.
Ecco allora la rilevanza di una serie di questioni relative alla diversità di valutazioni tra genitori e
medici in presenza di minori, nel Regno Unito e altrove.
Per questo motivo, il Gruppo di Lavoro del Parlamento europeo sulla Dignità Umana ha lanciato il
seguente appello:

Il Gruppo di Lavoro sulla Dignità umana al Parlamento Europeo è addolorato dalla morte di Alfie
Evans. Il gruppo di lavoro è molto preoccupato per la negazione della richiesta dei suoi genitori
di continuare con la sua compassionevole assistenza medica in un ospedale in Italia che era
disposto a fornirla. Il gruppo di lavoro sottolinea che un paziente o i suoi parenti possono
trovarsi in condizioni di oggettivo svantaggio in tutte le controversie relative all'assistenza
medica tra non professionisti (genitori o parenti) e medici. Il gruppo di lavoro invita l’UE e gli
stati membri a considerare l'attuale inadeguato approccio alla risoluzione di tali controversie e a
predisporre linee guida che assicurino ai pazienti la certezza di avere la necessaria assistenza
medica nel proprio paese e all’estero. Le istituzioni europee e internazionali dovrebbero
concordare un protocollo d’intesa tra scienziati, professionisti del settore medico e
rappresentanti delle famiglie, stabilendo linee guida su come affrontare situazioni simili.

Non è sempre possibile curare, ma è sempre possibile prendersi cura di una persona malata.