Non si sconfigge la crisi con una pistola scarica

Strasburgo, 31 maggio 2018.

Nell’assordante silenzio del governo tedesco, c’è il tentativo della Commissione europea di dare concretezza alle proposte del ministro Padoan e del Presidente Macron, per smuovere il dibattito in vista anche del Consiglio europeo di fine giugno. Un buon punto di partenza, anche se non mancano le criticità.

Al netto dei necessari aggiustamenti alle proposte, che seguiranno il dibattito parlamentare, ci sono due questioni più ampie che è opportuno rilevare. La prima perplessità è sulle dimensioni del meccanismo di stabilizzazione degli investimenti: come il ‘whatever it takes[1] del Governatore della BCE, Mario Draghi, che nel 2012 preservò l’unità della moneta unica, gli strumenti anti-crisi si costruiscono per, idealmente, non essere mai usati. Ma con 30 miliardi di euro totali, e non più di 10 miliardi destinabili a un singolo Stato membro, mi sembra che si stia cercando di sconfiggere un’eventuale prossima crisi - che certamente nessuno auspica - con una pistola scarica: siamo lontani dalla potenza di fuoco necessaria.

C’è poi una seconda criticità: una funzione di stabilizzazione degli investimenti permetterebbe di mantenere il livello della crescita stabile sul lungo termine, ma durante una crisi di dimensioni simili a quella dei dieci anni fa, quello che servirebbe è poter mantenere intatto il potere d’acquisto dei cittadini. Il modo migliore per farlo è un sistema europeo di assicurazione contro la disoccupazione, che, semplificando, garantirebbe la sostenibilità dei sistemi di welfare nazionali.

 


[1] Nel luglio 2012, Mario Draghi, presidente della BCE, pronunciò le seguenti parole: “La BCE farà tutto il necessario per sostenere l’euro. E, credetemi, sarà sufficiente”, mettendo fine all’ondata di speculazioni sulla tenuta dell’euro.