Importazione di Beni Culturali nell'UE - Le novità grazie all'impegno del gruppo SD in commissione CULT

L’Unione europea ha il dovere di tutelare non solo il proprio patrimonio culturale, ma anche quello dei Paesi terzi e, in particolare, i beni culturali provenienti dai Paesi in conflitto che, per evidenti motivi, non riescono a tutelare i propri interessi e a proteggere le proprie bellezze culturali, monumentali e artistiche, specialmente dopo i tragici eventi accaduti a Palmira e la barbara uccisione del responsabile del sito archeologico Khaled Assad nel 2015.

Con il voto di oggi in Commissione Cultura del PE, grazie agli emendamenti proposti  siamo riusciti ad ottenere importanti, sostanziali miglioramenti della proposta di Regolamento per l’importazione dei beni culturali nell’UE.

Ad oggi, non esiste una regolamentazione quadro generale dell'UE per l'importazione di beni culturali.  E’ quanto mai necessario ed urgente, quindi, dotare l’Unione di una normativa armonizzata ed efficace, volta non solo a stabilire regole chiare per chi importa legalmente beni culturali nell’UE, ma anche capace di contrastare il grave fenomeno dell'importazione illegale di beni culturali, tra cui il trafugamento e il contrabbando di oggetti di antichità, utilizzati per finanziare il terrorismo come è successo, ad esempio, in Iraq e Siria con Daesh , ma anche per il riciclaggio di denaro.

In particolare, grazie alla nostra strategia siamo riusciti a far adottare la proposta di abbassare a 100 anni, il limite di età i beni culturali oggetto di questo regolamento,  rispetto ai 250 inizialmente proposti, così come riconosciuto in tutte le Convenzioni internazionali in particolare, quella UNESCO del 1970 e previsto dal regolamento UE all’esportazione dei beni culturali. Questo permetterà di monitorare una fascia molto più ampia di beni culturali, fino alla metà del XVII secolo che, altrimenti, non sarebbero stati sottoposti ai necessari controlli, facilitando così il mercato illegale dell’arte che, purtroppo, continua ad affliggere in modo preoccupante in particolare il nostro Paese.

Gli emendamenti oggi approvati hanno, inoltre, stabilito: una clausola di salvaguardia per permettere a quei Paesi come l’Italia di mantenere eventuali misure nazionali più restrittive nel proprio territori.

La Commissione, con l’aiuto dell’UNESCO, deve stabilire una lista di paesi in conflitto nei confronti dei quali applicare misure restrittive e che in questi casi, qualunque sia il bene, è sempre necessario il rilascio di una licenza d’importazione. Inoltre, è stata data priorità al concetto di “paese di origine” rispetto alla nozione del “paese di esportazione” stabilendo il ricorso a quest’ultimo solo nel caso in cui il paese di origine non possa essere chiaramente identificato.

Nuovi requisiti obbligatori dovranno essere previsti anche per la dichiarazione dell’importatore che dovrà contenere: un documento elettronico standardizzato per il riconoscimento dell’oggetto (una sorta di carta d’identità), una licenza di esportazione rilasciata dal paese di origine e laddove questo non fosse identificato chiaramente, anche tutta una serie di documenti e prove come fatture, contratti, perizie volti a dimostrare l’acquisizione lecita del bene.

Spetta ora alle Commissioni mercato Interno e Commercio Estero del PE dire l’ultima parola, con la convinzione che il messaggio della Commissione Cultura, a maggior ragione in questo Anno Europeo del Patrimonio Culturale, sia recepito anche dalle commissioni di merito, affinché l’Unione possa dotarsi di una normativa all’importazione che stabilisca che i beni culturali di un Paese, qualunque sia la loro provenienza, sono un patrimonio prezioso e non possono essere trattati come merce qualsiasi.