LA RIFORMA DELLA GOVERNANCE DELLA ZONA EURO

La crisi finanziaria del 2008, se ha dimostrato l'irreversibilità e solidità dell'euro, ha mostrato anche taluni limiti ed asimmetrie presenti nell'architettura dell'Unione Economica e monetaria (UEM). A dicembre la Commissione ha presentato una proposta di riforma, istituzionale ed economica, per rafforzare l'Eurozona. La discussione tra gli Stati Membri, tuttavia, non procede con la dovuta determinazione (per non dire affatto); s'intuiscono timidezze e incertezze inspiegabili sulla creazione di strumenti che facciano dell'UEM un'unione capace di garantire crescita sostenibile, coesione sociale, convergenza economica tra gli Stati Membri, capacità di contrastare eventuali 'shock asimmetrici' (ossia, i meccanismi europei che permetterebbero di rispondere ad un'eventuale, futura crisi, garantendo occupazione e investimenti nel breve e lungo termine). Inoltre, anche se si tratta inevitabilmente di un processo da svolgersi in un arco di tempo medio-lungo, non può essere ignorata la necessità di una migliore governance democratica e istituzionale della zona Euro: serve, a termine, un Ministro europeo dell'Economia e delle Finanze, e un rafforzamento del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo nelle decisioni di politica economica generale.

Come gruppo S&D non possiamo che sostenere la proposta della Commissione di un fondo di stabilizzazione macroeconomica, ulteriore meccanismo da realizzarsi a partire dal 2021. Ma le sue dimensioni dovrebbero essere aumentate, ed includere un meccanismo europeo di sostegno ai disoccupati durante fasi avverse del ciclo economico; proposta, peraltro, avanzata molto concretamente dall'ex-Ministro Padoan già alcuni anni fa. Un'altra riforma, certamente necessaria, riguarda l'Unione bancaria che dovrebbe essere completata innanzitutto con un sistema europeo che garantisca i depositi dei piccoli risparmiatori di tutta Europa, e in secondo luogo di un sistema di sostegno fiscale laddove debbano essere condotte ristrutturazioni dei sistemi bancari nazionali, al fine di garantire la stabilità del sistema e i risparmi dei cittadini. L'integrazione del Meccanismo europeo di Stabilità, nel quadro normativo comunitario, può configurarsi in questo senso. A seguito di questi, tutto sommato, piccoli passi incrementali, va stabilita una tabella di marcia per la creazione di un vero bilancio dell'Eurozona: il ruolo fondamentale di protezione e salvaguardia dei risparmi dei cittadini durante la crisi, opportunamente condotto dal Governatore della BCE Mario Draghi, non può essere affidato solamente alla politica monetaria.

Ciò su cui, invece, non possiamo che affermare la nostra contrarietà, è l'inclusione del Fiscal Compact nei Trattati europei. Questo sistema di controllo, al momento tra Governi e non comunitario, delle finanze pubbliche ha dimostrato tutti i suoi limiti nel corso della crisi. Piuttosto che camicie di forza per le finanze pubbliche, serve una "regola d'oro" per promuovere investimenti infrastrutturali sostenibili, e una maggiore coordinazione perché i paesi con avanzi di bilancio facciano la loro parte nei confronti  dei paesi in difficoltà.

In sostanza, una politica economica e finanziaria che, conscia della responsabilità individuale e collettiva necessaria a rafforzare l'economia e la società europea, sia ugualmente consapevole che, senza la necessaria solidarietà, l'Europa non potrà continuare a garantire il benessere dei suoi cittadini, come ha fatto negli ultimi sessant'anni. Il tempo delle decisioni è ora, e i Governi europei devono assumersi questo compito senza ulteriori indugi, a cominciare dal prossimo Consiglio europeo di giugno.