Dopo 25 anni finalmente all'ordine del giorno la riforma del sistema europeo d'imposta sull'IVA

L'IVA è una fonte di entrate importante e in crescita nell'Unione, che ha raccolto più di 1.000 miliardi di EUR nel 2015, pari al 7% del PIL dell'UE. Dalla prima direttiva dell’Unione in materia di Iva nel 1967, che aveva l’obiettivo di regolamentare e rendere più trasparente la concorrenza tra Stati membri e facilitare la circolazione di merci, si sono susseguite diverse riforme nel corso degli anni. Tuttavia, l'attuale sistema dell'IVA, introdotto come sistema transitorio nel 1993, è frammentario, troppo complesso per il numero crescente di imprese che operano a livello transfrontaliero e lascia aperto il campo alle frodi: le operazioni interne e transfrontaliere sono trattate in maniera diversa e beni e servizi possono essere acquistati in esenzione dall'IVA all'interno del mercato unico. Per queste ragioni, nell’aprile del 2016, il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha annunciato l’intenzione di lanciare un piano di riforma dell’Iva nell’Unione, al fine di creare un’area unica europea per sostenere in modo più efficace il mercato unico comune, ampliandolo e rendendolo più equo, e favorendone, allo stesso tempo, crescita e competitività. Nel mese di ottobre del 2017, la Commissione ha pubblicato il cosiddetto pacchetto Equità Fiscale, che si compone di quattro principi fondamentali, ossia quattro "pilastri" di un nuovo e definitivo spazio unico europeo dell'IVA. 

Il primo consiste nella lotta contro la frode. Attualmente, infatti, circa 50 miliardi di euro all’anno, pari a ad una media di 33 euro per ogni cittadino dell’UE, vengono non versati per frodi transfrontaliere. Cifre molto significative che si traducono in perdita di entrate che gli Stati membri potrebbero invece utilizzare per scuole, strade e assistenza sanitaria. Il secondo obiettivo della Commissione è quello di rendere più semplici per le imprese che operano a livello transfrontaliero gli adempimenti fiscali, attraverso la creazione di uno sportello unico, che permetterà agli operatori di effettuare dichiarazioni e versamenti utilizzando un unico portale online nella propria lingua, seguendo le stesse norme e utilizzando gli stessi modelli amministrativi del Paese di origine. Saranno poi gli Stati membri a versare l’Iva gli uni agli altri. Il terzo obiettivo è quello di stabilire una maggiore coerenza nel sistema europeo di versamento dell’Iva, che dovrà essere effettuato allo Stato del consumatore finale sulla base del regime di tassazione locale. Infine, il quarto obiettivo è quello di semplificare le norme in materia di fatturazione, in particolare, dando la possibilità ai venditori di redigere le fatture in base alle norme del proprio Paese, anche quando operano a livello transfrontaliero.

Queste le principali novità inserite nel pacchetto, che è ora sotto esame del Parlamento Europeo, il quale ha il compito di fornire un parere alla Commissione e al Consiglio. Sarà poi quest’ultimo ad esprimere l’ultima parola sulla riforma finale, essendo il tema della tassazione competenza esclusiva degli Stati Membri nel Consiglio, i quali, infatti, dovranno votare all’unanimità sul testo finale. Come membro della commissione Affari Economici e Monetari (ECON), ho seguito il dossier e ho espresso il mio parere favorevole alla proposta della Commissione. Ho inoltre depositato alcuni emendamenti che sono stati accolti dai miei colleghi sul tema molto delicato dell’Iva da applicarsi ad un particolare tipo di beni, ovvero le pubblicazioni, siano esse articoli di giornale, riviste o libri. Come noto, il sistema comune d'imposta sul valore aggiunto prevede trattamenti speciali per alcuni beni, in deroga al principio di concorrenza, tra cui, ad esempio, i libri che in Italia, ad esempio, sono tassati al 4%. Il problema in questo caso è che, essendo la direttiva in vigore stata pensata nel 1993, ovviamente non ha tenuto conto delle evoluzioni e del progresso tecnologico, motivo per il quale si è venuto verificando il paradosso per cui un libro cartaceo è soggetto ad una imposta sul valore aggiunto di norma significativamente inferiore a quella imposta allo stesso libro però su supporto digitale. Per questo, in linea con la strategia per il mercato unico digitale della Commissione e al fine di tenere il passo con i progressi tecnologici dell’economia digitale, stimolare l'innovazione, la creazione, gli investimenti e la produzione di nuovi contenuti e facilitare l'apprendimento digitale, il trasferimento delle conoscenze e l'accesso a e promozione della cultura nell'ambiente digitale, ho suggerito esplicitamente che sia adottato dagli Stati membri l’allineamento delle aliquote Iva per le pubblicazioni fornite elettronicamente a quelle in vigore per le pubblicazioni su un supporto fisico. 

La proposta è stata bene accolta e approvata con larga maggioranza in commissione ECON e verrà votata in sessione Plenaria a Strasburgo ad Ottobre. A quel punto spetterà agli Stati membri il compito di dare seguito alle proposte della Commissione e del Parlamento su come pensare ad una concreta riforma del sistema comune dell’Iva.