Si legge Europa... si scrive diritto d'autore

Ogni giorno, scorrendo la nostra pagina Facebook, ci imbattiamo in link che rimandano ad articoli e approfondimenti contenuti nei siti di giornali o riviste di approfondimento. Ogni giorno fruiamo gratuitamente di contenuti (articoli, video, immagini) che vengono caricati sui social network. Nessun pagamento e un servizio immediato. Unico fastidio, al più, un po’ di pubblicità. Ma d’altra parte questo è il prezzo da pagare per usufruire dei contenuti gratuitamente. Noi ci guadagniamo perché non paghiamo il servizio di cui beneficiamo. Le piattaforme social guadagnano dal tempo che noi trascorriamo su di esse, aprendo articoli, immagini o video. Ma quanto ci guadagnano gli autori di quei contenuti che circolano gratuitamente in rete? Quanto guadagna un giornalista per l’articolo linkato sulla pagina Facebook? La risposta è semplice: zero. Questa situazione è oggettivamente inaccettabile. Per questo motivo, al Parlamento Europeo, mi sono impegnato affinché il diritto d’autore sia veramente tutelato e gli autori di contenuti culturali e creativi vengano adeguatamente remunerati. È una questione di equità e di giustizia e ne va anche della salute della nostra democrazia.

 

L’avvento delle nuove tecnologie e l’affermarsi delle cosiddette piattaforme per la condivisione di contenuti, come Youtube o Facebook, dei motori di ricerca, come Google, degli aggregatori di contenuti, dei servizi cloud pubblico e privato, hanno cambiato radicalmente il nostro modo di fruire dei contenuti coperti da diritto d’autore. Pensiamo, ad esempio, agli articoli di giornale che leggiamo quotidianamente aprendo un link postato su Facebook, oppure alle immagini o ai video che guardiamo e condividiamo sulla nostra pagina o sul nostro profilo personale nei social network.  Gli articoli, le immagini e i video sono contenuti prodotti da qualcuno, di cui noi usufruiamo - molto spesso gratuitamente - e sulle cui condivisioni un soggetto terzo, come la piattaforma sulla quale questi contenuti circolano, ottiene un ricavo dalla pubblicità che viene associata ai contenuti stessi. Per fare un esempio, Facebook guadagna, in media, ogni anno, 20 dollari per ogni utente nel mondo. Contando che gli utenti attivi in totale sono 2,2 miliardi, il conto è presto fatto e non è certo poco: 44 miliardi di dollari all’anno in pubblicità.

In questa triangolazione in cui siamo quotidianamente coinvolti, ci sono due attori beneficiari - noi utilizzatori e le piattaforme di condivisione - e un terzo attore che invece rischia di perderci – colui o colei che ha creato il contenuto condiviso. È questo il cosiddetto “divario di valore” tra quanto viene generato da un certo contenuto in rete e quanto viene restituito a chi ha creato quel contenuto. Di fronte a questo scenario, è del tutto evidente che sia necessario adottare delle regole che, tenendo conto dei cambiamenti intercorsi negli ultimi anni, individuino una soluzione adeguata che riconosca il diritto agli autori ad una giusta remunerazione per le opere che producono.

La mia convinzione è che questa soluzione non possa venire dai singoli stati nazionali ma debba venire a livello europeo. Come detto, l’evoluzione delle tecnologie digitali ha cambiato il modo in cui le opere e altro materiale protetto da diritto d’autore vengono creati, prodotti, distribuiti e sfruttati. Come possiamo toccare con mano ogni giorno, sono emersi nuovi attori e nuovi modelli di business, e, grazie alla tecnologia, è aumentato significativamente l’utilizzo transfrontaliero di opere, così come le opportunità per gli utenti di fruire di nuovi contenuti prodotti in altri Paesi diversi da quello di provenienza.

Sotto questo punto di vista, l’Unione Europea ha già una normativa sulla tutela del diritto d’autore. Il problema è che risale al 2001, ben 17 anni fa, quando le piattaforme digitali non esistevano e quindi non dispone degli strumenti necessari per fare fronte alle nuove esigenze. In questo arco di tempo, alcuni Paesi dell’Unione Europea hanno aggiornato la propria legislazione in materia. Tuttavia, le differenze tra i diversi regimi nazionali non permettono un’adeguata tutela dei diritti d’autore in tutta l’UE e anzi rischiano di frammentare ulteriormente il mercato interno. Per queste ragioni, la Commissione Europea nel 2016 ha proposto di introdurre una nuova direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, a sostituzione della precedente.

Come membro della Commissione Cultura ed Istruzione del Parlamento Europeo, mi sono impegnato, sin da subito, affinché il Parlamento adottasse una posizione chiara e forte a tutela dei diritti degli autori.

In questi due anni, la pressione da parte soprattutto dei giganti del web, anche attraverso una vera e propria campagna di disinformazione, è stata indirizzata ad impedire qualsiasi modifica del testo in vigore. In questo periodo, mi sono confrontato con tantissime persone per discutere di questa direttiva, nella convinzione, come detto, che la tutela del diritto d’autore sia un principio fondamentale che solo l’Unione Europea può garantire. Un principio la cui importanza non è solo legata al diritto degli autori di essere remunerati per la propria opera ma che è anche legato alla tutela della libertà di espressione e quindi in ultima istanza della democrazia. È evidente, infatti, che se un giornalista non viene retribuito adeguatamente per il contenuto che offre, le opzioni che ha sono due: o non scrive più articoli, oppure ne diminuisce la qualità. In questo modo, a perderci saremmo tutti.

Dopo due anni di negoziati, dialogo e confronto con tutte le parti, il 12 settembre 2018, il Parlamento Europeo è riuscito ad approvare un testo che finalmente chiarisce la responsabilità delle piattaforme di condivisione che, memorizzando, indicizzando, e quindi sfruttando commercialmente il materiale coperto da diritto d’autore, realizzano ingenti guadagni col lavoro altrui. Il principio che abbiamo voluto affermare è chiaro. Se utilizzi un contenuto creato con il lavoro di un’altra persona, quest’ultima deve essere retribuita. Quindi anche le piattaforme online, che veicolano contenuti tutelati dal diritto d’autore, devono stipulare contratti di licenza equi sul piano economico con i titolari di questi diritti.

Contrariamente a quanto paventato, la proposta del Parlamento Europeo non prevede tasse per i singoli utenti quando condividono articoli o link. Quindi potremo tutti continuare a condividere e inviare link o altri contenuti sui nostri social network, purché ovviamente questa attività sia realizzata per uso privato e non commerciale. Quello che cambierà sarà semplicemente il fatto per cui ogni qual volta la condivisione di contenuti protetti da diritto d’autore su piattaforme digitali avverrà per scopi commerciali, allora parte dei guadagni dovrà essere condivisa con gli editori e gli autori di quegli stessi contenuti. Si tratta di applicare un principio di equità e giustizia.

Ora che il Parlamento Europeo ha espresso al sua forte posizione spetterà agli stati membri esprimersi a riguardo. Per il momento, però, il principio è stato fissato e la tutela del diritto d’autore garantita! Tornare indietro, credo concorderai, sarebbe un passo politicamente sbagliato.

Il tema della tutela del diritto d’autore è uno delle attività principali di cui mi sono occupato in questi anni a Bruxelles. Come hai visto, i tempi di discussione e votazione dei dossier più rilevanti possono durare anche due anni. Tempi lunghi che richiedono tanto lavoro e altrettante pazienza nell’ascolto e nel confronto con tutte le parti. Per questo i frutti del lavoro svolto si possono raccogliere soltanto nel lungo termine e mai nell’immediato. Al quarto anno di mandato, però questi frutti si vedono ed è per questo che ho pensato di renderti partecipe di questo percorso molto importante dell’attività a Bruxelles.

Nelle prossime settimane, mi piacerebbe, se vorrai, tenerti aggiornato sulla conclusione dei diversi importanti dossier che ho seguito e che ora stanno arrivando alla conclusione: servizi per l’infanzia, Erasmus, industrie culturali e creative. Molto spesso la distanza tra la nostra vita quotidiana e quanto viene fatto a Bruxelles viene percepita come abissale, quando invece le decisioni “prese in Europa” hanno un impatto sulla vita di tutti giorni. Sta poi ai legislatori operare affinché questo impatto sia positivo, ma perché ciò sia possibile ci vuole tempo e apertura al confronto. Nel caso della riforma sul diritto d’autore la convinzione è che un passo in avanti sia stato fatto, nella direzione giusta.