Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia serve una risposta europea per contrastare la povertà infantile

Il 20 novembre è la giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York nel 1989. La Convenzione, ratificata in Italia nel 1991, è il primo documento ufficiale internazionale che sancisce con precisione le tipologie di diritti di cui devono godere i bambini e si fonda su quattro principi fondamentali: non discriminazione, superiore interesse del bambino, diritto alla vita, ascolto delle opinioni del bambino. Su questa base, vengono definiti tutti i diritti che si devono garantire ad ogni bambino. Tra questi, il diritto a mezzi che consentano il loro sviluppo in modo sano e normale sul piano fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale; il diritto ad un’alimentazione sana, all’alloggio e alle cure mediche; il diritto a cure speciali in caso di invalidità; il diritto ad amore, comprensione e protezione; il diritto all'istruzione gratuita, attività ricreative e divertimento; il diritto al soccorso immediato in caso di catastrofi; il diritto ad un nome e ad una nazionalità, il  diritto alla protezione contro qualsiasi forma di negligenza, crudeltà e sfruttamento; il diritto alla protezione contro qualsiasi tipo di discriminazione.

Ad oggi la Convenzione è stata ratificata da 194 Stati, compresi tutti gli Stati membri dell'UE, ed è diventata il trattato internazionale sui diritti umani più rapidamente e più ampiamente ratificato, a testimonianza dell'impegno, a livello mondiale, di dare protezione ai minori, trattarli come persone in modo uguale agli adulti, con diritti riconosciuti sul piano internazionale.

Nonostante i successi conseguiti dalla Convenzione, milioni di minori in tutto il mondo restano ancora vulnerabili. Nell’Unione Europea, secondo i dati Eurostat del 2016, circa il 26,4% dei bambini vive o è a rischio di vivere in condizioni di povertà o esclusione sociale; in termini assoluti, questo si quantifica in circa 28 milioni di bambini europei. In questo scenario, purtroppo, come rilevato nel recente rapporto Caritas, l’Italia conferma un trend negativo con ben il 10% dei minori che vive in condizioni di povertà assoluta.

La povertà infantile è, dunque, tema di primaria importanza. Per affrontarlo è necessario partire da un approccio che tenga conto, anzitutto, della natura complessa e frammentata del fenomeno, che si distribuisce in modo asimmetrico, colpendo, in particolare, alcuni gruppi vulnerabili: i bambini che vivono in famiglie con un solo genitore, i bambini di famiglie dove entrambi genitori non hanno un’attività lavorativa, bambini con disabilità e bambini rifugiati e migranti.

Benché le politiche per l’infanzia siano una competenza essenzialmente nazionale, il Trattato di Lisbona sancisce che “l'Unione Europea combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore”. E, infatti, la Commissione Europea più volte ha richiamato gli Stati membri ad attuare politiche a sostegno dei minori, ad esempio, nel 2013, con la Raccomandazione su “Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale”. Non solo, l’Unione Europea si è impegnata a sostenere, attraverso propri programmi (Fondo Sociale Europeo e Fondo di aiuti europei agli indigenti), le iniziative nazionali, come le infrastrutture per l'infanzia, il sostegno ai genitori single nel mercato del lavoro, la fornitura di materiale scolastico. Infine, è stata creata la Piattaforma Europea per “Investire nei Bambini” con lo scopo di raccogliere e disseminare le migliori pratiche tra Stati membri.

Nonostante le raccomandazioni e il sostegno ad alcune iniziative attraverso programmi di co-finanziamento, l’approccio agli esiti del contrasto alla lotta alla povertà infantile si è rilevato finora insufficiente. Per queste ragioni, nel 2016, insieme al gruppo S&D al Parlamento Europeo, abbiamo avanzato una prima proposta di costruire un nuovo strumento - a livello sovranazionale - di contrasto alla povertà infantile: una Garanzia per i Minori.

L’obiettivo, affrontare gli aspetti multidimensionali della povertà infantile e garantire che ogni bambino europeo possa beneficiare di cinque diritti fondamentali: accesso gratuito ad un’assistenza sanitaria di qualità, ad un’istruzione di qualità, ad un’assistenza all'infanzia, ad un’abitazione dignitosa e ad un'alimentazione adeguata e di qualità.

Come rendere concreta l’iniziativa?

Un modello di riferimento c’è già: è quello della Garanzia Giovani, istituito nel 2013 per affrontare gli alti livelli di disoccupazione giovanile in tutta l'UE, accompagnata da uno strumento di finanziamento ad hoc, l'Iniziativa per l'occupazione giovanile (Youth Employment Iniziative), che ha il compito di co-finanziare le attività con gli Stati membri.

Tornando a Garanzia per i minori, sono necessarie due scelte.

La prima è un sistema di rilevazione e monitoraggio in grado di individuare in tutti i Paesi, in modo uniforme, le situazioni di bisogno, di concerto non solo con gli stati membri - a livello nazionale, regionale e locale - ma anche con le associazioni, governative e no profit, che si occupano di questa problematica. Operativamente, sarebbe importante poter contare su agenzie di coordinamento a livello nazionale.

La seconda è lo stanziamento di adeguati finanziamenti, attraverso un fondo ad hoc, come l'Iniziativa per l'occupazione giovanile. Attualmente è in discussione il bilancio dell’Unione Europea 2021-2027. Secondo gli intenti della Commissione Europea, i fondi finora separati, come il Fondo Sociale Europeo, Iniziativa Occupazione Giovani e Fondo di aiuti europei agli indigenti, dovrebbero essere tutti accorpati tutti nell’unico Fondo Europeo Plus col quale finanziare anche la Garanzia per i Minori con una dotazione di risorse “fresche”, aggiuntive.

Attualmente la proposta di una Garanzia per i minori sta incontrando difficoltà e opposizioni da parte di non pochi governi nazionali, nonostante tutti abbiano sottoscritto la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma si può prescindere dai diritti fondamentali delle nuove generazioni, parlando di Europa Sociale? Senza accesso gratuito ad un’assistenza sanitaria di qualità, ad un’istruzione di qualità, ad un’assistenza all'infanzia, ad un’abitazione dignitosa e ad un'alimentazione adeguata e di qualità, i bambini non godono dei diritti fondamentali che sono loro riconosciuti dalla Convenzione.