Il finanziamento dell'industria cinematografica nel mercato unico digitale

Durante la riunione della Commissione CULT per la Cultura e l’Istruzione, è stato presentato uno studio dal titolo “Finanziamento del cinema e mercato unico digitale: prospettive future, ruolo della territorialità e nuovi modelli di finanziamento”.

Il report ha studiato il ruolo che la territorialità gioca nei finanziamenti per il cinema nell’Europa di oggi; quali sono le sfide, legali e di mercato, che devono affrontare la territorialità e quali potrebbero essere le conseguenze future per i finanziamenti cinematografici se le politiche UE dovessero ridurre ulteriormente o mitigare la portata dell'esclusività territoriale nel settore audiovisivo.

Ad oggi, gli investimenti iniziali per poter girare un film si basano su un grande incertezza: il successo che questo film avrà una volta uscito. Spesso gli investitori si basano sui grandi nomi coinvolti (attori e registi), sperando in un prodotto di qualità e soprattutto in un ritorno di pubblico. In questo contesto incerto un ruolo fondamentale lo giocano gli accordi di prevendita che concedono i diritti di distribuzione esclusiva del film, del quale finanziano una parte significativa del budget. Dal momento in cui i distributori concentrano le loro operazioni sui mercati internazionali, risulta normale che siano maggiormente interessati ai diritti esclusivi di su quel mercato. Lo studio ha dimostrato che la discriminazione di prezzo tra paesi ad alto e quelli a basso reddito e il tentativo di impedire ad altri distributori di svincolarsi dai loro sforzi di marketing possono essere le ragioni per cui un distributore preferisce i diritti di vendita su base territoriale.

In generale, i film europei attraggono molti meno spettatori rispetto a quelli americani e nel mercato europeo hanno solitamente uno spazio tra il 20 e il 30%. Questa posizione di debolezza rispetto ai film prodotti oltreoceano si può attribuire alla diversità culturale e linguistica che caratterizza gli Stati membri dell’UE e che, pur essendo una ricchezza, rende l’economia cinematografica europea dipendente dai sostegni territoriali, che prendono la forma di sovvenzioni e prestiti di diversa entità (supporto diretto) e sistemi di incentivazione che stimolino gli investimenti privati (supporto indiretto).  

Le leggi UE che mirano a rimuovere ogni barriere del mercato unico hanno gradualmente ridotto il ruolo che la territorialità gioca nel diritto d’autore; inoltre la normativa UE pone limiti rigorosi al ruolo della territorialità nel copyright per garantire la concorrenza leale. In questo modo la possibilità, per gli aventi diritto, a conservare l’esclusività territoriale diventa più vulnerabile, in quanto le sovvenzioni territoriali non sono più supportate da diritti territoriali sottostanti.

Lo studio ha evidenziato come i moderni servizi TVOD (Transactional Video on Demand) e SVOD (Subscription Video on Demand) mettano in discussione la tradizionale separazione dei mercati e rischino di mettere in pericolo il modello di prevendita su cui si basa il finanziamento cinematografico europeo. Inoltre, la crescita di culture transnazionali, facilitate dalle migrazioni e dai media digitali, è fondamentale per il progresso della diversità culturale europea ma la divisione territoriale dei mercati cinematografici dei diversi Stati membri lavora in senso contrario. Con la perdita di spettatori, soprattutto giovani, che si sta verificando per i film europei e d’autore, l’efficacia del sistema di finanziamento cinematografico europeo è sotto pressione. Per il momento non sono stati trovati nuovi modelli di finanziamento cinematografico e i cambiamenti sono graduali (nuovi sviluppi interessanti all’orizzonte sono il crowfunding e il product placement). 

Le imprese che sostengono i finanziamenti territoriali ritengono che la territorialità svolga un ruolo di stimolatore della diversità culturale nel panorama cinematografico europeo ma questa tesi viene contestata sostenendo, al contrario, che questi sostegni scoraggiano la formazione di una cultura transnazionale e paneuropea e impedisce, agli stessi film, di raggiungere un numero maggiore di spettatori. 

Se l’esclusività territoriale fosse considerata indispensabile per il finanziamento e lo sfruttamento dei film europei, la Commissione Europea potrebbe essere incaricata di redigere un Regolamento che garantisca i diritti dell’esclusività territoriale.  Un’alternativa a quest’ultima potrebbe essere individuata nell’esclusività linguistica che può fornire un’alternativa più robusta e naturale per la segmentazione del mercato sui confini nazionali. 

Attualmente, combinati insieme, i regimi a livello UE e le politiche di finanziamento dei film nazionali e subnazionali, si completano per mirare a tutti i ruoli e gli attori nel finanziamento di un film: lo studio evidenzia quindi che non ci sono lacune nel panorama di supporto, anche se i sostegni potrebbero essere indirizzati verso fase di età più giovani e culture transnazionali. 

Inoltre, la regolamentazione degli enti finanziatori, delle emittenti televisive e delle leggi nazionali che rafforza il tradizionale sistema di finestre, imponendo la distribuzione tramite canali di distribuzione predeterminati e persino la durata di tali finestre, dovrebbe essere riconsiderata. La flessibilità per i produttori e i distributori di scegliere un modello di sfruttamento a loro piacimento è fondamentale per avere successo nell'attuale mercato dinamico.

Infine, è stata avanzata l’idea di applicare politiche più selettive nell’assegnazione dei budget ai film realizzati nell’Unione Europea, che spesso ottengono una deludente performance commerciale. Concentrando i sostegni in misura maggiore su un minor numero di film, aumenterebbero le possibilità per quest’ultimi di trovare il pubblico che merita. 

E’ possibile trovare lo studio completo qui: http://bit.ly/629-186